martedì 13 luglio 2010

Parlano del nostro libro su "Il Foglio", 10 giugno 2010

LITURGIE
di Francesco Agnoli

Per tanti anni, quasi 40, come i giorni di Cristo nel deserto, chi nella Chiesa riteneva che la questione liturgica fosse centrale, è stato spesso ignorato, o deriso.

Sembrava che la Fede fosse essenzialmente, o solamente, azione, nel mondo. “Dalle messe alle masse”, si diceva tra i cattolici “adulti” negli anni Settanta. Poi, improvvisamente, quasi come un fuoco che covava sotto le ceneri, l’idea che la liturgia sia “culmen et fons” della vita interiore ha ripreso piede. Piano piano, certo. Ma impetuosamente.

Sono così nati siti internet come messainlatino.it e rinascimentosacro.com, che stanno riscuotendo sempre più successo grazie alla loro capacità di rispondere ad un mai sopito desiderio di bellezza e di vera liturgia. Ma a segnalarsi per l’attività in questo campo è stata soprattutto una giovane casa editrice, “Fede & Cultura”, che si è proposta come apripista di un nuovo “movimento liturgico”, destinato a ridare vitalità e splendore alla Chiesa. “Fede & Cultura” ha iniziato pubblicando un Messale, quello di san Pio V, che sembrava archiviato per sempre. Una scommessa editoriale, visti i costi, che è stata, incredibilmente, premiata. Poi ha dato alle stampe “La messa antica” di Francesco Cupello, “Introibo ad altare Dei”, di tre ottimi e giovani liturgisti laici, “La liturgia fonte di vita” di Mauro Gagliardi…

L’ultima fatica di questo coraggioso editore è un bellissimo libro di don Enrico Finotti, “La centralità della liturgia nella storia della salvezza”, che vuole analizzare il “movimento pendolare, tra Liturgia ed apostasia, tra adesione obbedienziale e adorante all’unico Dio e avversione e allontanamento da Lui”, proprio di tutta la storia della salvezza. Per don Finotti, Scritture alla mano, la liturgia è “quell’atteggiamento di adorazione, di stupore, di lode, di sottomissione, di obbedienza, di consegna di sé, di amore e di obbedienza fidente, che sale dal cuore dell’uomo verso Dio e che coinvolge globalmente tutte le facoltà spirituali e le scelte esistenziali”. E’ “l’accettazione di Dio e della sua maestà nella nostra vita, che si esprime nella adorazione contemplativa e nella obbedienza operativa”.

Quando invece la liturgia si corrompe, nasce irrimediabilmente l’idolatria. I primi liturghi sono dunque gli angeli, il cui mandato è duplice: “ adorare Dio e servire gli uomini e il mondo”. Contemplazione ed azione, come nell’opera creatrice di Dio; come nell’ora et labora dei monaci benedettini. Contemplazione della Verità, che genera gioia, gratitudine, lode, e che a sua volta si traduce in azione amorosa, caritatevole, verso Dio e il prossimo. Il primo “crollo della liturgia” si ha invece con gli angeli ribelli: Lucifero, col suo “Non serviam”, rifiuta l’obbedienza, la lode, il servizio, l’adorazione, e rescinde il suo legame vivificante con Dio.

Ecco, leggendo queste ed altre considerazioni di don Finotti, a me sembra di vedere che il male del mondo, e della Chiesa, oggi nasce proprio dal “crollo della liturgia”. L’adorazione, infatti, schiaccia la superbia umana: non esisterebbero neppure, i cattolici “adulti”, quelli che cercano sempre di aggiustare diavolo e acqua santa, se ogni domenica, nel rito liturgico, si pregasse in ginocchio, di fronte a Dio, nel modo opportuno. Non esisterebbe quella terribile Babele di teologi, preti, cardinali, che vogliono ogni giorno primeggiare nel disobbedire al depositum fidei. Dove non c’è adorazione, infatti, c’è protagonismo, e pretesa: di aggiustare la Rivelazione a modo proprio, di stare in piedi, in faccia a Dio, come davanti ad un proprio pari.

Ci sono chiacchiere, sociologia, illusione di trasformare la realtà con le proprie sole forze; c’è azione sterile, puramente umana, che non sgorga dalla contemplazione della Verità; c’è filantropia, non carità; utopia, politica, non spirito soprannaturale. L’uomo che non vuole adorare, pone se stesso e le sue voglie come misura di tutte le cose: non sopporta il richiamo, a volte pungente, della Verità; fatica a riconoscersi colpevole, ad entrare nel confessionale, a testa bassa, per piangere i suoi peccati. Egli non ama affatto le parole “peccato”, “penitenza”, “dovere”, ma solo quella “diritto”; preferisce la ribellione all’obbedienza; rifugge ogni dogma, ogni oggettività, in nome della propria, soggettiva opinione; è una monade chiusa che non vuole mai essere messa in discussione da nessuno.

L’uomo che non adora, lasciato alla sua miseria, fatica a chiedere perdono a Dio, ma anche al suo prossimo, a sua moglie, a suo marito, al suo superiore: è come l’Innominato di Manzoni, che non vedendo “mai nulla né al di sopra di sé, né più in alto”, finisce per credersi veramente onnipotente, divenendo un tiranno triste e solitario. L’uomo che non adora fatica a riconoscere nel creato, nel prossimo, in un figlio inatteso… un dono di Dio, sacro, misterioso, su cui è vietato calare mani empie e sacrileghe. E’ allora giocoforza riconoscere che la Chiesa, e con essa il mondo, si può salvare solo se ridà alla liturgia il suo spazio e il suo ruolo: se si tornano a costruire vere cattedrali, con le croci, gli altari rialzati, le cripte, le cupole vertiginose, i baldacchini, gli inginocchiatoi... Non teatri per una recita umana, ma luoghi in cui un’anima possa per un attimo innalzarsi dove l’aria è più pura; possa ricevere la manna per attraversare il deserto; possa attingere al Mistero, e avere Qualcuno, che non sia l’idolo muto, da lodare, ringraziare, adorare, implorare, con il cuore aperto e abbandonato.

Il Foglio, 10 giugno 2010

lunedì 26 ottobre 2009

Gli italiani riscoprono i riti in latino. E un libro svela tutta l'antica liturgia

Torna la voglia di fede e preghiera. Tre giovani, con una comune passione per l'antica liturgia, hanno scritto un volume sui riti precedenti la riforma post conciliare “Introibo ad altare dei” (Edizioni Fede & Cultura). Un tema tornato d'attualità dopo il recente sondaggio Doxa che ha rivelato che la maggioranza degli italiani tornerebbe alla messa in latino. Daniele Di Sorco, uno dei tre autori, sceglie Affaritaliani per raccontare come è nata l'idea del volume. "Abbiamo voluto colmare un vuoto perché mancava un libro recente sulla liturgia in uso prima della riforma post conciliare". E aggiunge: "Il risultato del sondaggio è un segnale positivo: significa che c'è una necessità di riscoperta del sacro".

di Stefania La Malfa

Si intitola “Introibo ad altare dei” (Edizioni Fede & Cultura) ed è un volume introduttivo sulla liturgia precedente la riforma post conciliare. Lo hanno scritto tre giovani, due studenti e un seminarista: Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco e Raimondo Mameli. Li accomuna un diploma al Conservatorio e lo studio universitario e teologico. E la comune passione per l’antica liturgia che li ha portati a scrivere un compendio liturgico. Un tema tornato d'attualità dopo il recente sondaggio Doxa che ha rivelato come la maggioranza degli italiani desideri ascoltare la messa in latino. Anche la recente ammissione nella Chiesa Cattolica dei tradizionalisti Anglicani, con un rito simile al nostro antico messale, porta d’attualità la liturgia latina disciplinata dal Motu Proprio “Summorum Pontificum” di Papa Benedetto XVI. In diverse città delle Marche alcune famiglie stanno raccogliendo firme per chiedere ai loro parroci la celebrazione con l’antico rito. Il libro sarà presentato da Sua Eminenza il Cardinale Darìo Castrillòn Hoyos, Prefetto, emerito, della Pontificia Commissione Ecclesia Dei sabato 24 ottobre alle 16.30 a Palazzo Uccellini – Amurri di Belvedere Ostrenze (An). Daniele Di Sorco, uno dei tre autori del libro, racconta ad Affaritaliani come è nata l'idea del volume.

Che cos'è “Introibo ad altare dei”?

"Il nostro libro si può definire un'introduzione, un compendio per iniziare chi non è esperto e chi vuole svolgere il servizio liturgico. Si tratta di un libro divulgativo indirizzato soprattutto ai laici che vogliono per esempio servire all'altare. E' sempre esistita la possibilità di celebrare la messa attuale in latino anche se questo avviene raramente, come per esempio per le messe celebrate dal Papa".

Come è nata l'idea di scrivere questo volume?

"Abbiamo sentito l'esigenza di colmare un vuoto perché mancava una pubblicazione recente sulla liturgia in uso prima della riforma post conciliare su come si organizza e si serve una funzione. I testi degli anni '50 e '60 che si occupavano dell'argomento si rigolgevano a un pubblicao che aveva ben presente di cosa si parlava, oggi invece c'è bisogno di fornire le informazioni base per capire le differenzze tra l'antico e il nuovo. Non siamo degli specialisti ma abbiamo una passione personale che abbiamo coltivato negli anni: io sono uno studente universitario e ho 24 anni e gli altri due autori hanno 25 e 30 anni e sono ubno studente e un seminarista".

In cosa si distingue il rito antico da quello attuale?

"Nel rito antico la posizione del sacerdote era nella stessa direzione dell'assemblea e denotava il comune orientamento del celebrante e del popolo verso Dio: Questo faceva percepire come entrambi fossero rivolti nella medesima direzione e in questo si manifestava certamente il senso della sacralità. In più l'uso di una lingua non volgare, cioè il latino, dava la consapevolezza che in tutte le chiese cattoliche del mondo si stesse pregando nella stessa lingua, oltre alla sensazione che quando ci si metteva in presenza del divino il rispetto richiedesse che l'uso di una lingua conscrata da una lunga tradizione ecclesiastica. Infine i lunghi momenti di silenzio in cui il sacerdote pregava sottovoce lasciavano spazio alla preghiera individuale, punto importante di ogni celebrazione liturgica, che oggi è andato un po' perso".

Come giudica il risultato del recente sondaggio Doxa?

"Dal sondaggio si ricavano due informazioni significative. Da un lato un numero limitato di cattolici sa che esiste un rito antico diverso dal moderno e questo è dovuto anche a un atteggiamento di scarsa informazione da parte del clero. Ma dall'altro un numero molto elevato di cattolici praticanti ha dichiarato che sarebbe favorevole a una convivenza delle due forme del rito nella propria parrocchia o che vi parteciperebbe personalmente con cadenza mensile. Dunque significa che l'interesse alla liturgia tradizionale è diffuso tra i fedeli: è una necessità di riscoperta di una dimensione del sacro anche in coloro che non lo conoscono direttamente. E' un segnale molto positivo".

L'attuale liturgia allontana dunque i fedeli?

"Dopo la riforma post conciliare c'è stato un calo delle presenze alla messa, segno che la nuova liturgia ha fatto allontanare i fedeli: è un calo significativo che è stato cauasto anche dai criteri con cui è stata fatta la modifica. Anche l'allora cardinal Ratzinger ha accusato alcuni esiti della liturgia come quello della banalizzazione, dello scadimento a una festa, a una celebrazione della comunità incapace di suscitare il senso del sacro e della preghiera".

Fonte: Affaritaliani.it

Recensione a cura de "Il Settimanale di Padre Pio"

Indubbiamente la recente restaurazione del rito tradizionale della santa Messa, autorizzato e incoraggiato da Benedetto XVI nel 2007, sta favorendo in tutto il mondo e in tutta la Chiesa una silenziosa e diffusa rinascita spirituale, una ripresa della devozione e della pietà eucaristica soprattutto nelle giovani generazioni sia di laici cattolici, che di seminaristi e sacerdoti.
Ma il legame tra culto e cultura è a tutti noto e non esiste infatti, contro l’idea tutta moderna circa la presunta ragionevolezza dell’ateismo, un popolo o una nazione, in Occidente come in Oriente, che non abbia nella sua storia e nella sua arte, nella sua cultura e nei suoi costumi, un’impronta religiosa, sacrale, impregnata di trascendenza.
Il rito tradizionale della Santa Messa, oltre ad una nuova efficacissima barriera al processo contemporaneo di secolarizzazione, costituisce di per sé un valido tramite tra l’uomo di oggi e la nostra lunga storia di italiani, un popolo la cui identità è davvero incomprensibile senza far riferimento a quell’avvenimento cristiano, qui da noi giunto grazie a quegli stessi uomini che personalmente conobbero il Redentore, come i santi martiri Pietro e Paolo.
Il libro in questione (E. Cuneo, D. Di Sorco, R. Mameli, Introibo ad altare Dei, edizioni Fede & Cultura, 2008, euro 25) riassume perfettamente quanto sopra detto. Gli autori hanno tra i 24 e i 32 anni e sono tutti e tre musicisti, specializzati nel canto lirico e gregoriano, nella liturgia o nell’uso di strumenti da concerto. La loro pregevole opera, che si avvale di una prefazione del card. Castillòn Hoyos e di una postfazione di padre Konrad zu Löwenstein, si presenta come un manuale per l’apprendimento del servizio liturgico dell’Altare, ed è dedicato dunque in special modo ai chierichetti e ai ministranti; il suo contenuto però è ben più ampio.
Infatti parlando della sacra Liturgia (cap. 1), dei Libri liturgici (cap.2), dei ministri del culto (cap. 3) o del canto e della musica sacra (cap.6), si viene immersi nella nostra più vera e profonda dimensione culturale e storica: ogni uomo di cultura e ogni fedele cattolico dovrebbero accostarsi a queste dense pagine, scritte con grande semplicità e slancio giovanile, per trarne quei punti di riferimento culturali, estetici e spirituali che permettono da un lato di uscire dalla banale volgarità del quotidiano, e dall’altro di capire, al di là dell’aspetto folkloristico o meramente letterario, il valore e il senso di tante tradizioni locali, (processioni, pellegrinaggi, feste patronali e usi secolari) che ancora si conservano, nonostante tutto, nella nostra vecchia Europa. Il nostro variegato e imponente patrimonio musicale, artistico e architettonico (pensiamo alle tante basiliche e cattedrali) di cui da italiani andiamo giustamente fieri, se si spiega in generale con la grande religiosità del nostro popolo, deve pure moltissimo proprio alla forma liturgica codificata da Papa san Pio V nel XVI secolo, che in realtà risale ai primi albori dell’era cristiana.
Tutti riconoscono poi che l’uomo di oggi soffre un processo di sradicamento, di estraniamento culturale, soprattutto nelle metropoli, e di una spaventosa crisi di identità. Crediamo con forza che il modo migliore di far fronte a tali malattie tipiche dell’epoca della globalizzazione, si trovi, più che in tecniche di tipo psicologico o metodi “spirituali” presi in prestito da altre civiltà, nella fuga dal ritmo e dalla mentalità asfissiante della città secolare, abbattendone i falsi idoli del consumismo, della carriera e del devastante culto di sé.
Proprio in tal senso il massimo culto reso a Dio, cioè quello sobrio e ascetico, sacrale e gerarchico della liturgia romana bimillenaria, così come accuratamente descritto dai nostri giovani autori, costituisce l’antidoto migliore alla perdita di senso e allo smarrimento esistenziale, ed inoltre, anzitutto, il luogo e il momento da cui ripartire per ricreare in noi e intorno a noi, i valori e i costumi dell’intramontabile e indistruttibile cristiana civiltà.

Fabrizio Cannone

domenica 4 ottobre 2009

Presentazione del libro "Introibo ad altare Dei" nelle Marche


Sabato 24 ottobre 2009 alle ore 16.30

nella Sala Convegni di Palazzo Uccellini Amurri
Corso Garibaldi, 6 - Belvedere Ostrense


Presentazione del libro "INTROIBO AD ALTARE DEI"
di Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco, Raimondo Mameli
(Edizioni Fede & Cultura)

Alla presenza di

Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale
Darìo Castrillòn Hoyos



Interventi:

Riccardo Piccioni, Sindaco di Belvedere Ostrense
Andrea Carradori, Musicista
Luciana Salvucci, Dirigente Scolastico - Pedagogista
Daniele Di Sorco, Autore

Conclusione:

Cardinale Darìo Castrillòn Hoyos
Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei"


Seguirà buffet


Per informazioni contattare:

Segreteria telefonica e fax: 0733-960561; sms: 338-1075014; e-mail: info@associazioneleopardi.it

domenica 19 luglio 2009

Recensione a cura di "Radici Cristiane", mensile diretto da Roberto De Mattei

Introibo ad altare Dei

Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco, Raimondo Mameli - Fede&Cultura, Verona 2008, pp. 280, € 25


La Messa tradizionale, comunemente detta di San Pio, il cui uso è stato rivalutato dal Motu proprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI (tecnicamente tale liturgia non era stata mai abrogata, ma il suo uso si era perso), è di una bellezza superiore, ma presenta oggettivamente qualche difficoltà, dovuta soprattutto al lungo oblio cui è stata sottoposta.

Giunge quindi estremamente utile questo manuale, scritto da tre giovani provenienti da studi di musica sacra, nonché studiosi di teologia e letteratura, utile anche come ripasso per numerosi termini ecclesiastici (che differenza c’è tra pulpito e ambone? Qual è il ruolo dei monsignori di curia? Cosa rappresentano i vari paramenti?).

Il volume, che si avvale della prefazione del Cardinal Darío Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, si presenta come uno strumento necessario a tutti coloro – sacerdoti e laici – che desiderino riprendere l’uso della messa tradizionale, incontrando però oggettive difficoltà nel preparare l’altare e servire la celebrazione eucaristica. Il messale di san Pio V, infatti, se da un lato con la sua struttura impedisce scivoloni di qualsiasi tipo, d’altra parte può risultare ostico a chi si è abituato a seguire la messa secondo il “Novus Ordo”, generalmente celebrata non in latino, bensì nella lingua del luogo. Se si comprende, invece, il valore di ogni singolo gesto effettuato dal sacerdote presso l’altare, lungi dal ritenere la messa tradizionale qualcosa di distante, si comprenderà meglio l’alto significato del sacrificio che il sacerdote compie. Ad esempio il fatto – spesso ricordato dai critici della messa tradizionale – che il celebrante rivolga le spalle ai fedeli, va letto nel suo senso originario, cioè che si rivolge verso il Santissimo Sacramento, trasformando l’altare tradizionale (preceduto da alcuni gradini) in una rappresentazione del Golgota, dove si ripete il sacrificio di Cristo per tutti noi. Ed è per questo che la consacrazione, nel rito antico, riveste una maggiore sacralità e permette una migliore concentrazione dei fedeli (che magari “parteciperanno” di meno, ma “sentiranno” di più).

Il “manuale” di Fede&Cultura contribuisce a comprendere questo rito – e in ciò si affianca ad altre importanti pubblicazione della stessa casa editrice: dal Messalino ordinario (ottimo per seguire la funzione) a quello festivo (necessario per celebrarla), dagli studi sulla messa di Francesco Agnoli e Mons. Klaus Gamber, alla risposta al clero modernista di Francesco Capello, per giungere alla pregevole antologia letteraria curata da Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi.

(RC n. 46 - Luglio 2009)

lunedì 25 maggio 2009

Recensione a cura di "Divinitas", Rivista internazionale di ricerca e di critica teologica

Un vivo plauso ai tre Coautori, nonché alla benemerita Editrice “Fede e Cultura”, per la sollecitudine con cui hanno risposto all’esigenza, sempre più diffusa, di maggior conoscenza della liturgia classica, specie dopo il Motu-proprio “Summorum Pontificum” (7 luglio 2007) del Pontefice f.r. L’unico rammarico è, per me, quello di darne notizia non con altrettanta sollecitudine, anche se ciò non è dipeso da cattiva volontà.
I Coautori non son preti, appartengono al mondo della musica e del canto sacro, specialmente a quello gregoriano. S’interessan pure di filosofia, di teologia ed ovviamente di liturgia. A tre mani – stavo per dire a tre voci – han composto questo “Vademecum”: un preziosissimo ausilio teorico-pratico per la retta celebrazione liturgica, considerata nella più ampia accezione del termine, non escludendo l’applicazione pratica del Motu-proprio sopra ricordato.
La materia è distribuita in modo un po’ singolare: i primi dieci capitoli si riferiscono un po’ a tutto quel che s’intende per liturgia: le fonti, i libri liturgici, i ministri, i paramenti, il luogo sacro, il canto e la musica, l’anno liturgico, la santa Messa, il Vespero, il servizio all’altare. Seguon poi tre parti dedicate all’apparato liturgico, alle cerimonie in genere e a quelle speciali.
Una prefazione dell’Em.mo Card. Dario Castrillón Hoyos ed una postfazione del p. Konrad zu Löwenstein di Venezia, oltre ad una scelta e pertinente bibliografia, aggiungono un ulteriore prestigio a quello intrinseco dell’opera. Non si può che ripetere: un vivo plauso!
Trovo interessante – oltretutto perché ho sempre sostenuto altrettanto – che la ragione della più facile comprensione dei testi, addotta dalla riforma conciliare, è mal posta: non si tratta infatti di ragione linguistica, ma di penetrazione del mistero e d’adesione ad esso, per la qual cosa più che la lingua vale la contemplazione orante. Utile anche la descrizione dei singoli passaggi cerimoniali per celebrare la liturgia tradizionale: i preti delle ultime leve sanno a mala pena che l’attuale rito s’iniziò con Paolo VI ed ignorano quello precedente; i preti della mia età hanno in gran parte dimenticato il rito della loro prima Messa e del loro primo servizio ministeriale. Degna di nota anche l’osservazione sulle traduzioni ed il conseguente pericolo di slittamenti semantici nel passaggio da una lingua all’altra. Anche per questo, oltre all’espressività propria e alla duttilità della lingua di Roma, sarebbe stato opportuno rimanere alla fissità del latino. Esprimo infine la mia grande ammirazione per lo spirito di fede, di preghiera e d’amore alla Chiesa che i tre Autori esprimono in ogni loro pagina.
Se mi si permette, faccio un rilievo critico: non insisterei più di tanto sulla continuità fra il nuovo rito e quello tradizionale, ed ancor meno fra il Vaticano II – globalmente considerato – e la Tradizione ecclesiastica. Che ci siano affermazioni in tal senso, nessuno lo nega; che sian qualcosa di più del famoso specchietto per le allodole, è da provare. Aggiungo che non basta qualificare la Tradizione con l’aggettivo “vivente” per giustificare ciò che le è estraneo: è un cavallo di Troia introdotto nella cittadella della liturgia e della Chiesa.

Brunero Gherardini


Estratto da: Divinitas. Rivista internazionale di ricerca e di critica teologica, 2 (2009) 237-238.

venerdì 1 maggio 2009

Recensione a cura di "Una Voce dicentes"

Libri consigliati

E. CUNEO – D. DI SORCO – R. MAMELI, Introibo ad altare Dei, Fede & Cultura, Verona 2008, € 25

di Dante Pastorelli

La promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, che ha de jure ma non de facto liberalizzato l’uso del Rito Romano Antico, ha prodotto un considerevole aumento in Italia, come in tutto il mondo, del numero delle celebrazioni secondo il venerando messale di S. Pio V, e, giorno per giorno, si constata sempre più chiaramente la tendenza ad un ulteriore sviluppo di tali celebrazioni, nonostante l’ostinata resistenza di vescovi e preti ribelli all’autorità pontificia. S’è resa, così, necessaria, e per la nuova temperie in sé e per l’iniziativa richiesta di fedeli e di molti sacerdoti soprattutto delle nuove leve, una solerte edizione non solo di libri liturgici, Messali da altare e Messalini quotidiani e festivi, Breviari, spesso ristampe di “classici” insuperati, ma anche di altri sussidi che aiutino il popolo di Dio a partecipare alla S. Messa con devozione e in cosciente unione con l’alter Christus e di testi più impegnativi destinati alla formazione del clero che col rito tradizionale vorranno offrir il Santo Sacrificio.

Un compito difficile, questo, che si è in buona parte assunto la benemerita casa editrice Fede & Cultura di Verona che ha già al suo attivo diverse pubblicazioni di prestigio, nelle sue collane di saggistica e di spiritualità [...].

Ecco ora questo libro che porta come sottotitolo Il servizio all’altare nella Liturgia Romana tradizionale, e che si avvale di una lusinghiera prefazione del card. D. Castrillon Hoyos, il Porporato che tanto si è prodigato e si prodiga nel suo ruolo di Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” a seguir i problemi di non facile soluzione suscitati dal “Motu Proprio”, e d’una postfazione di don Konrad zu Lowenstein della Fraternità Sacerdotale S. Pietro.

Gli autori son giovani accomunati, oltre che da vincoli di amicizia e dall’amore per la liturgia tradizionale, dall’attitudine agli studi teologici e dall’esperienza, a livello anche professionistico, di musica e canto. [...]
...dico subito che si tratta di uno strumento di cui effettivamente si sentiva il bisogno, dato che il lungo esilio del Rito Romano Antico aveva steso la coltre dell’oblìo sulla liturgia tradizionale anche negli aspetti pratici più semplici, come il servir una messa letta, ruolo che, salvo lodevoli eccezioni di congregazioni religiose “tradizionaliste”, e associazioni e confraternite laicali, gruppi ben organizzati, solo i più anziani di solida memoria e dalle conoscenze rinfrescate son ancor oggi in grado di svolger con una certe cura nel rispetto delle rubriche.

Il fine che gli autori si son proposti, dunque, è proprio quello compilar un equilibrato “vademecum del ‘chierichetto tradizionale’” e di offrire “al cattolico di buona cultura che si accosti alla Liturgia un valido e sintetico lavoro introduttivo”.

[...] Eppure, si deve dar atto, e ben volentieri, che l’esito di tal compendio va molto al di là dello scopo da loro indicato in un eccesso di modestia riduzionista.

Il testo è corposo (oltre 270 pagine), denso, arricchito da un notevole e ben selezionato apparato di note e bibliografia, e colloca l’aspetto più minutamente prescrittivo del servizio all’altare, previsto per le varie cerimonie, in un rigoroso e documentato quadro storico-teologico-liturgico, sapientemente delineato ed articolato, che affronta e discute con vigile critica anche le questioni poste dal Magistero tradizionale e da quello più recente, in particolare di Pio XII, del Vaticano II letto alla luce dell’ermeneutica della continuità difesa dal Pontefice felicemente regnante.

Solo a scorrer i titoli dei capitoli si comprende come il discorso si ampli oltre i propositi iniziali ed apra interessanti ed invitanti finestre sulla vita esteriore ed interiore della Chiesa: dall’architettura e dalla struttura dei sacri edifici alla musica sacra ed al canto, dal conversi ad orientem ai libri liturgici in vigore nel 1962, dalla lingua “sacra” al ministero sacerdotale, agli ordini maggiori e minori, dalle caratteristiche rituali dei vari tipi di Messa al raffronto tra l’apparato rubricale del Vetus e del Novus Ordo ecc. Ciascun capitolo, insomma, serve a fornir ai ministranti quelle basi storiche, teologiche e liturgiche indispensabili per comprender appieno la profondità, anche nella loro mistica simbologia, dei gesti, delle preghiere, degli arredi, dei paramenti, sì che essi possano assicurar un servizio, sia alla messa letta che a quella cantata, competente e religiosamente rivissuto.

Il libro, pertanto, risulta non un semplice vademecum del “chierichetto” e neppure un repertorio introduttivo, per quanto consistente, sibbene un vero e proprio organico manuale liturgico di agevole lettura pur in un dettato sempre avvertito nella sua specificità, che però, per la sua levatura e complessità, più che ai chierichetti, per quanto di buona cultura, m’appare idoneo a maturi responsabili del servizio all’altare nelle chiese dove già si celebra il Rito di S. Pio V, a formatori già sufficientemente attrezzati o almeno non digiuni di dottrina e liturgia, i quali, come me, molto vi potranno apprendere, senz’altro molto più di quanto occorra per esser in grado d’istruir “chierichetti”. Inoltre, ritengo che destinatari appropriati siano pure i sacerdoti che si accostan per la prima volta al Rito Romano Antico ed i giovani seminaristi diocesani che, per volontà del Papa, dovrebbero (ed uso il condizionale di proposito) imparar a celebrar secondo quel rito, oltre ovviamente i fedeli che più a fondo voglion penetrar l’altezza teologica e le significazioni spirituali per una fruizione più consapevole della S. Messa nella sua genuina essenza di Lode alla SS.ma Trinità, di Sacrificio satisfattorio e propiziatorio, rinnovamento sacramentale della Passione e Morte del Redentore.

Un vivo ringraziamento, pertanto, all’editore ed ai giovani studiosi per questo dono che certamente verrà apprezzato nel suo giusto valore da chi della Chiesa si sente figlio devoto ed in essa è impegnato. Ed al ringraziamento unisco un fervido augurio di una meritata vasta diffusione.Centra

Cfr. Una Voce dicentes, bollettino quadrimestrale della sezione fiorentina di “Una Voce” 1 (2009) 53-54.

sabato 18 aprile 2009

Recensione a cura di "Corrispondenza Romana", agenzia di informazione settimanale

Indubbiamente la recente restaurazione del rito tradizionale della santa Messa, autorizzato e incoraggiato da Benedetto XVI nel 2007, sta favorendo in tutto il mondo e in tutta la Chiesa una silenziosa e diffusa rinascita spirituale, una ripresa della devozione e della pietà eucaristica soprattutto nelle giovani generazioni sia di laici cattolici, che di seminaristi e sacerdoti.

Ma il legame tra culto e cultura è a tutti noto e non esiste infatti, contro l’idea tutta moderna circa la presunta ragionevolezza dell’ateismo, un popolo o una nazione, in Occidente come in Oriente, che non abbia nella sua storia e nella sua arte, nella sua cultura e nei suoi costumi, un’impronta religiosa, sacrale, impregnata di trascendenza.

Il rito tradizionale della Santa Messa, oltre ad una nuova efficacissima barriera al processo contemporaneo di secolarizzazione, costituisce di per sé un valido tramite tra l’uomo di oggi e la nostra lunga storia di italiani, un popolo la cui identità è davvero incomprensibile senza far riferimento a quell’avvenimento cristiano, qui da noi giunto grazie a quegli stessi uomini che personalmente conobbero il Redentore, come i santi martiri Pietro e Paolo.

Il libro in questione (E. Cuneo, D. Di Sorco, R. Mameli, Introibo ad altare Dei, edizioni Fede e Cultura, 2008, euro 25) riassume perfettamente quanto sopra detto. Gli autori hanno tra i 24 e i 32 anni e sono tutti e tre musicisti, specializzati nel canto lirico e gregoriano, nella liturgia o nell’uso di strumenti da concerto. La loro pregevole opera, che si avvale di una prefazione del card. Castillòn Hoyos e di una postfazione di padre Konrad zu Löwenstein, si presenta come un manuale per l’apprendimento del servizio liturgico dell’Altare, ed è dedicato dunque in special modo ai chierichetti e ai ministranti; il suo contenuto però è ben più ampio.

Infatti parlando della sacra Liturgia (cap. 1), dei Libri liturgici (cap. 2), dei ministri del culto (cap. 3) o del canto e della musica sacra (cap. 6), si viene immersi nella nostra più vera e profonda dimensione culturale e storica: ogni uomo di cultura e ogni fedele cattolico dovrebbero accostarsi a queste dense pagine, scritte con grande semplicità e slancio giovanile, per trarne quei punti di riferimento culturali, estetici e spirituali che permettono da un lato di uscire dalla banale volgarità del quotidiano, e dall’altro di capire, al di là dell’aspetto folkloristico o meramente letterario, il valore e il senso di tante tradizioni locali, (processioni, pellegrinaggi, feste patronali e usi secolari) che ancora si conservano, nonostante tutto, nella nostra vecchia Europa. Il nostro variegato e imponente patrimonio musicale, artistico e architettonico (pensiamo alle tante basiliche e cattedrali) di cui da italiani andiamo giustamente fieri, se si spiega in generale con la grande religiosità del nostro popolo, deve pure moltissimo proprio alla forma liturgica codificata da Papa san Pio V nel XVI secolo, che in realtà risale ai primi albori dell’era cristiana.

Tutti riconoscono poi che l’uomo di oggi soffre un processo di sradicamento, di estraniamento culturale, soprattutto nelle metropoli, e di una spaventosa crisi di identità. Crediamo con forza che il modo migliore di far fronte a tali malattie tipiche dell’epoca della globalizzazione, si trovi, più che in tecniche di tipo psicologico o metodi “spirituali” presi in prestito da altre civiltà, nella fuga dal ritmo e dalla mentalità asfissiante della città secolare, abbattendone i falsi idoli del consumismo, della carriera e del devastante culto di sé.

Proprio in tal senso il massimo culto reso a Dio, cioè quello sobrio e ascetico, sacrale e gerarchico della liturgia romana bimillenaria, così come accuratamente descritto dai nostri giovani autori, costituisce l’antidoto migliore alla perdita di senso e allo smarrimento esistenziale, ed inoltre, anzitutto, il luogo e il momento da cui ripartire per ricreare in noi e intorno a noi, i valori e i costumi dell’intramontabile e indistruttibile cristiana civiltà.

CR n.1088 del 17/4/2009

sabato 14 marzo 2009

Parlano di noi su "Il Foglio" del 12 marzo

Sono in tanti a sperare che il motu proprio sia definitivamente morto, e sono in molti, nel mondo ecclesiastico, a darsi a da fare perchè ciò avvenga. Strano, perché una semplice analisi della realtà svelerebbe quello che nella mia esperienza educativa trovo evidente: non è solo il mondo ad aver perso Cristo, ma, come ebbe a dire anche don Giussani, sono parecchi gli uomini di Chiesa, forse ancora prima, ad averlo abbandonato. Una fede che si fa insipida, o troppo umana, proprio nella sua espressione più visibile, la ritualità, perde fedeli: è matematico. Ma nonostante l’opposizione al vecchio rito, e più in generale al suo spirito, sia fortissima e radicata negli ambienti che contano, i segnali di un cambiamento, soprattutto nei giovani, e nel nuovo clero, sono evidenti. L’editore Fede & Cultura è l’unico, a quanto io sappia, che abbia scommesso con fiducia nel rilancio della messa tradizionale. In pochi mesi ha pubblicato diversi titoli: oltre ad l'opuscolo del sottoscritto"La liturgia tradizionale", "La messa antica" di don Francesco Cupello, "La messa non è finita" di Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi, il "Messale integrale", e, per ultimo, "Introibo ad altare Dei".
E’, quest’ultimo, un bellissimo manuale ad opera di tre giovanissimi, Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco e Raimondo Mameli, in cui la “vecchia” messa viene spiegata passo passo, in tutti i suoi elementi, dal simbolismo, alla gestualità. Un’opera imprescindibile, oggi, per chi voglia accostarsi al vecchio rito come suggerisce Benedetto XVI, cioè ricordando che “il proprium liturgico non deriva da ciò che facciamo ma dal fatto che accade”. Tutti questi libri dell’editore Fede & Cultura non sono rimasti in giacenza, come si sarebbe potuto pensare, e neppure patrimonio di pochi eruditi e curiosi: hanno avuto e stanno avendo una incredibile diffusione. Tra i lettori anche molti sacerdoti che stimano il nuovo rito, ma che desiderano, nel contempo, riappropriarsi di un modo più giusto per celebrarlo, come faceva ad esempio il compianto don Divo Barsotti.

(da Francesco Agnoli, articolo su Il Foglio del 12 marzo 2009)

sabato 21 febbraio 2009

Recensione del volume a cura di "Totus Tuus network"

Nella Lettera ai Vescovi del 7 luglio 2007, Papa Benedetto XVI presentando il motuproprio Summorum Pontificum, affermava che la necessità di una nuova e più ampia facilitazione nell’uso della liturgia ante riforma era causata non solo da un aumento quantitativo della domanda, ma soprattutto al fatto che questa domanda non è circoscrivibile a pochi nostalgici legati al rito della loro infanzia – e come tale destinata a scomparire in breve -, poiché, al contrario, «nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia». Il libro che ci accingiamo a presentare non fa che confermare la bassa età media di coloro che sono legati alle celebrazioni more antiquo: gli autori sono nati tra il 1977 e il 1985 e il loro manuale si rivela utile non solo ai chierichetti, ma anche ai sacerdoti che desiderano celebrare con l’antico messale (o forma straordinaria del rito romano), poiché anche molti di costoro in gran parte sono nati dopo o poco prima della riforma liturgica – mentre i più anziani spesso non comprendono il giovanile entusiasmo per qualcosa che ritenevano definitivamente archiviato...
Il libro si apre con la Prefazione (p. 7) del cardinal Darío Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, il quale, ricordando la piena legittimità di una liturgia che per secoli ha alimentato la spiritualità di innumerevoli santi, afferma che «è possibile ritenere che il rito antico esprimesse meglio il senso del sacrificio di Cristo che è rappresentato in ogni Santa Messa» (Ibidem). Nell’Introduzione (pp. 9-12) gli autori sottolineano molto opportunamente come la posta in gioco travalichi l’ambito strettamente liturgico, per legarsi alla più ampia questione della corretta ricezione del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) e del magistero in genere. L’argomento è ripreso nel primo capitolo, La liturgia (pp. 13-27), evidenziando la continuità del Vaticano II con il magistero precedente, anche in ambito liturgico. Tuttavia, per mano di una minoranza si è diffusa capillarmente l’errata idea che il Concilio rappresentasse una «novità assoluta, preludio di un nuovo cristianesimo» (p. 22), fino a confondere gli abusi liturgici con la riforma liturgica, anzi prendendo a pretesto quest’ultima per una ideologica lotta contro il passato. Al contrario, «nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso» (Lettera di Benedetto XVI ai Vescovi, 7 luglio 2007, cit. a p. 25).
Il secondo capitolo descrive I libri liturgici (pp. 29-43) – che costituiscono inoltre, dal punto di vista materiale, un sottovalutato tesoro dell’arte cristiana grazie al prezioso lavoro dei monaci. Il primo ovviamente è la Bibbia, i cui libri canonici furono stabiliti proprio in funzione dell’uso liturgico, e man mano che si fissavano le varie orazioni e antifone vennero fuori anche i vari Sacramentari, l’Antiphonale, l’Epistolario, il Graduale e l’Evangeliario, ciascuno destinato ad un diverso ministro (vescovo, presbitero, diaconi, coro); col diffondersi della messa bassa, in forma meno solenne, furono tutti raccolti per comodità nel messale che è tuttora il principale libro liturgico. Accanto al Messale c’è il Breviario che mediante la recita di salmi, cantici e letture, santifica e scandisce le varie ore della giornata. Dopo aver descritto gli altri libri – il Rituale, contenente le formule dei sacramenti e dei sacramentali, il Pontificale e il Cerimoniale dei Vescovi, e il Martirologio – gli autori concludono il capitolo parlando della lingua in cui questi sono scritti: la lingua latina, che «è garanzia di universalità e, nello stesso tempo, ci ravviva l’unione con le radici della nostra Tradizione liturgica, teologica e spirituale» (p. 42) e che, insieme al silenzio, esprime adeguatamente lo stupore e la riverenza che colgono l’anima a colloquio con Dio.
Il terzo capitolo è dedicato ai Ministri della liturgia (pp. 45-64), istituiti da Gesù Cristo «affinché fosse predicata la verità, venissero rimessi i peccati, scacciato il male e celebrata la Messa, rinnovazione sacramentale del Sacrificio della Croce» (p. 46). Segue la descrizione dei vari ministri sacri e dei rispettivi ruoli nella liturgia, ma anche un interessante paragrafo dedicato ai christifideles laici in cui gli autori osservano come «uno degli aspetti più deleteri degli ultimi decenni sia la laicizzazione dei presbiteri e la clericalizzazione dei laici» (p. 61), i quali spesso sono convinti che il proprio apostolato consista essenzialmente nell’andare a leggere in chiesa...
Abiti, paramenti sacri e colori liturgici costituiscono l’oggetto del quarto capitolo (pp. 65-81). Benché nei primi secoli non si usassero vesti propriamente liturgiche, «è facile e logico supporre che i vestiti usati all’altare non si usassero nelle altre occupazioni quotidiane» (p. 65); in ogni caso nel secolo VI la distinzione tra abito secolare e abito liturgico è visibile anche nei mosaici di San Vitale a Ravenna. Il capitolo non si limita alla semplice descrizione, ma costituisce l’occasione per riscoprire i significati tuttora attribuiti ai vari paramenti, espressi dalle preghiere relative a ciascuno di essi – ad esempio la pianeta o casula, rivestendo la quale il sacerdote prega (o dovrebbe pregare) così: «O Signore che hai detto: il mio giogo è soave e il mio carico è lieve: fa che io possa portare questo in modo da conseguire la tua grazia. Così sia» (p. 73).
Il breve capitolo dedicato a La chiesa (pp. 83-86), ripercorre le varie tipologie di edificio sacro susseguitesi nei secoli. Al di là dei differenti stili e soluzioni architettoniche, «fin dai primi secoli, nella tradizione orientale e occidentale, le chiese erano ubicate in modo che il celebrante, nel Santo Sacrificio della Messa, guardasse verso Oriente: simbolo della Creazione, della Risurrezione, e luogo da cui il Sole di Giustizia verrà per la seconda volta. Il sacerdote, rivolto insieme ai fedeli verso il Signore, li guida all’incontro con Cristo Risorto» (p. 85).
Alle pp. 87-99 gli autori parlano di Canto e musica sacra (sesto capitolo), offrendo – oltre ad alcune norme pratiche per le Messe nella forma straordinaria - un breve riepilogo del magistero pontificio in materia, da san Pio X (1903-1914) al Concilio Vaticano II che riservava un ruolo chiave al canto gregoriano (Sacrosantum Concilium, n. 116) – misteriosamente sparito da tante celebrazioni post-conciliari e sostituito da musica di intrattenimento, senza tener conto della natura del canto sacro, che è «il linguaggio degli Angeli e sarà un giorno quello degli eletti nella Gerusalemme celeste» (p. 87).
Dopo il brevissimo settimo capitolo – L’anno liturgico (p. 101) -, l’ottavo spiega dettagliatamente La Santa Messa (p. 103-113), arricchendo la chiara esposizione degli aspetti più «tecnici» - quali le differenze tra Messa letta, cantata, solenne, ecc. o i vari momenti del rito – con «qualche considerazione per poter vivere in pienezza il più sublime dei Miracoli» (p. 105) - che può risultare utile per comprendere meglio anche le corrispondenti fasi della Messa nella forma ordinaria. Qualunque sia la forma della celebrazione, infatti, «il Celebrante è avvolto dalla luce soprannaturale. È Gesù che circonda con il suo Corpo il Ministro: il Salvatore prende a prestito le mani, la voce, del suo servo per rinnovare il Sacrificio. In virtù delle parole consacratorie e per la potenza dello Spirito Santo, l’ostia non è più pane ma diventa il vero e reale Corpo di Cristo. Il Sacerdote pronuncia quindi le parole sul vino. Cristo glorioso è vivo e vero sotto entrambe le specie. Dal calice glorioso trabocca il Sangue vivo di Cristo!» (p. 110).
Con il nono capitolo - Il Vespro solenne (pp. 115-116) - si conclude questa lunga sezione «introduttiva» e inizia il decimo e ultimo che tratta del Servizio della Messa (pp. 117-266). A questo punto lasciamo alla curiosità del lettore questo ampio capitolo che occupa oltre metà delle pagine totali ed è diviso in tre parti, costituendo quasi un libro nel libro nonché l’argomento principale del testo – non senza segnalare però alcune particolarità: ad esempio le pagine relative alla celebrazione nelle chiese concepite o ammodernate secondo le esigenze (vere o presunte) della riforma liturgica. Altrettanto degna di nota è la realistica raccomandazione dell’uso del microfono, che non è strumento del diavolo come qualcuno erroneamente crede… «Non è un caso che le chiese antiche fossero costruite in modo tale da conseguire, con i mezzi dell’epoca (forma dell’abside, baldacchini, ampiezza dell’ambiente, ecc.), la massima amplificazione delle parole o del canto dei ministri dell’altare. I microfoni non fanno altro che ottenere in maniera più comoda e con mezzi moderni il medesimo effetto cui si mirava in passato« (p. 139, nota 290). Parimenti non possiamo fare a meno di ricordare soprattutto al clero che «il piattello [per la comunione dei fedeli] è obbligatorio anche alla Messa di rito romano ordinario» (p. 147), «per evitare che la sacra ostia o qualche suo frammento cada» (ibid., nota 307), come tuttora raccomanda l’Istruzione Redemptionis Sacramentum - emanata dalla Congregazione per il Culto Divino nel 2004, e non nel 1962!
Nella Postfazione (p. 267) padre Konrad zu Löwenstein - sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pietro e Cappellano della Chiesa di San Simeon Piccolo a Venezia – offre un breve e intenso riepilogo della sostanza Santa Messa, confermando ancora una volta che dietro l’attenzione ai piccoli e grandi dettagli della liturgia non si celano affatto ansie rubricistiche, poiché «i numerosi segni di croce, gli inchini, le genuflessioni e tutti i gesti rituali esprimono e richiedono il debito raccoglimento, la riverenza, la pietà e la devozione dei presenti, mentre in mezzo a noi la realtà eterna, per la misericordia infinita di Dio, prende forma attualizzandosi. E l’altare, le candele, il santuario, l’ora e il giorno scompaiono, e noi misticamente ci troviamo di nuovo alle tre di pomeriggio sull’altura del Golgota: il sole eclissato, il cielo oscurato, la terra scossa, mentre il Preziosissimo Sangue sgorga dalle ferite adorabili e sacralissime del Salvatore per scorrer giù per il legno della Croce sulle teste di noi miserabili peccatori!» (Ibidem).

Stefano Chiappalone

mercoledì 24 settembre 2008

Novità editoriale

Elvis Cuneo - Daniele di Sorco - Raimondo Mameli

INTROIBO AD ALTARE
DEI

Il servizio all'altare nella liturgia
tradizionale

prefazione del Card. Dario Castrillon
Hoyos

postfazione di p. Konrad zu Löwenstein
FSSP

Edizione Fede & Cultura, 2008


Benedetto XVI, con il motu proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio 2007, ha decretato che i riti contenuti nei libri liturgici in uso nel 1962 non sono mai stati abrogati e costituiscono un tesoro appartenente a tutta la Chiesa. Una conoscenza dei libri liturgici tradizionali consente un più profondo apprezzamento di quelli attualmente in vigore. Questo libro sarà un valido sussidio per sacerdoti e seminaristi del XXI secolo, per i quali, secondo la volontà del Papa, è necessaria una familiarità e apertura ai riti tradizionali della sacra liturgia. Secondo l'esplicita volontà del Sommo Pontefice, qualsiasi sacerdote può celebrare, senza più richiedere alcuna autorizzazione, secondo il rito tradizionale (detto anche “gregoriano”); ad essi, ma anche a coloro i quali desiderino partecipare alla S. Messa gregoriana come servienti o fedeli, vengono incontro i nostri autori pubblicando il primo trattato di liturgia edito in lingua italiana dopo il Concilio Vaticano II, in base alla forma straordinaria del rito romano.

Recensione. Questo essenziale manuale vademecum viene in aiuto a coloro che – sacerdoti, seminaristi, ministranti e laici – vogliano introdursi alla forma Tradizionale del Rito Romano. Il rigore interpretativo, la chiarezza e il riferimento costante alle fonti sono le caratteristiche principali di questo compendio. Benedetto XVI, con il Motu proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio 2007, ha decretato che la Liturgia Tradizionale detta Messa di San Pio V non è mai stata abrogata e costituisce un tesoro che appartiene a tutta la Chiesa. Con questo agile volume si scoprono tutti i segni, simboli e gesti del tesoro liturgico antico nel loro significato arcano e senza tempo.

Gli Autori

Elvis Cuneo è nato a Chiavari (Ge) nel 1982. Cantante e organista, studia Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Appassionato del pensiero di san Tommaso d’Aquino e del neotomismo, si occupa di tematiche religiose e liturgiche con articoli pubblicati su riviste cattoliche e siti internet.

Daniele Di Sorco è nato a Livorno nel 1985. Diplomato in fagotto presso il Conservatorio di Musica “Pietro Mascagni” di Livorno, studia Lettere moderne presso l’Università di Pisa. Attivo come maestro di cerimonie e studioso di liturgia, ha scritto numerosi articoli e saggi di argomento liturgico; si occupa altresì dello studio e della digitalizzazione di antiche fonti liturgiche e della loro traduzione.

Raimondo Mameli è nato a Cagliari nel 1977. Diplomato in canto lirico presso il Conservatorio di Musica “G.P. da Palestrina” di Cagliari, ha approfondito canto gregoriano con Nino Albarosa e liturgia con Frans Kok. Attualmente studia Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Ha curato numerosi saggi su riviste cattoliche e la pubblicazione del volume “Musica sacra e liturgia”, Lulu Enterprises, Morrisville (NC) 2007

Info e acquisti: http://fedecultura.com/introibo.aspx

***

Da oggi è finalmente in vendita nelle librerie e su internet «Introibo ad altare Dei», il primo testo italiano di liturgia pratica dedicato alla forma straordinaria del rito romano scritto dopo l’uscita del motu proprio Summorum Pontificum. Frutto dell’iniziativa di tre giovani che si dedicano da anni allo studio della liturgia tradizionale, il libro si configura come un sussidio specificamente destinato ai laici che servono all’altare o hanno il compito di organizzare le cerimonie, ma rivolto anche ai seminaristi e ai sacerdoti che intendono approfondire gli aspetti fondamentali dell’antica liturgia romana. Si tratta, in breve, di un’esaustiva introduzione al rito tradizionale – accessibile anche ai non esperti – nella quale all’esposizione sistematica delle cerimonie della Messa, condotta con particolare riguardo alla situazione attuale delle nostre chiese, è associata una trattazione più generale sulle caratteristiche storiche e stilistico-liturgiche del rito nel suo complesso. Il Sommo Pontefice, come ricorda il card. Castrillón Hoyos nella sua prefazione al volume, ha chiesto «che i futuri sacerdoti, fin dal tempo del seminario, siano preparati a comprendere e a celebrare la santa Messa in latino, nonché a utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano» (Esortazione apostolica Sacramentum Caritatis). L’opera si articola in tre grandi sezioni tematiche. La prima (capp. I-II) è dedicata allo status giuridico del rito tradizionale in relazione al recente magistero della Chiesa e riveste una particolare importanza perché, grazie all’abbondanza della documentazione, consente un’interpretazione corretta e scevra da pregiudizi del motu proprio Summorum Pontificum; un capitolo è dedicato alla descrizione di tutti i libri liturgici in vigore nel 1962. Nella seconda sezione (capp. III-VII) vengono affrontati gli aspetti storico-stilistici più importanti della forma straordinaria del rito romano, con particolare attenzione alle varie classi di ministri della liturgia, agli elementi dell’arredo liturgico, all’arte e alla musica sacra. L’VIII capitolo analizza le parti della Messa da un punto di vista mistagogico, agevolando la comprensione del significato profondo dei gesti rituali e favorendo una actuosa participatio, non soltanto esteriore, ma anche interiore, da parte dei fedeli. La terza sezione (cap. IX-X) è dedicata più specificamente alla liturgia pratica. Essa si propone di esporre in modo chiaro ed esauriente, con ampia citazione delle fonti, tutte le nozioni necessarie al laico che serve all’altare o si occupa di organizzare le funzioni (sacrestano o cerimoniere), ma anche ai sacerdoti che, celebrando nella forma straordinaria del rito straordinario, intendono acquisire le informazioni indispensabili sull’apparato liturgico, sulle caratteristiche rituali dei vari tipi di Messa e sui compiti dei laici che prestano servizio in chiesa. L’ultimo capitolo (X), dedicato alla Messa, si articola in tre parti. Nella prima è offerta una descrizione abbastanza approfondita dell’apparato liturgico, istituendo un confronto, quando necessario, tra la normativa della nuova e dell’antica forma del rito romano. La seconda analizza le differenze rituali e rubricali tra la Messa «letta» e «in canto», tema particolarmente importante, poiché nella liturgia attuale non esiste più alcuna distinzione reale tra i due tipi di funzione. La terza, infine, è dedicata alla descrizione particolareggiata delle cerimonie dei ministranti nei due tipi più frequenti di Messa, quella letta e quella cantata senza sacri ministri. Gli autori si augurano che il loro lavoro, per quanto modesto, posso contribuire in qualche modo alla conoscenza e alla diffusione del grande patrimonio liturgico della Chiesa cattolica.
Il volume può essere acquistato dal sito della casa editrice Fede & Cultura (http://fedecultura.com/introibo.aspx) e in tutte le librerie (Isbn: 978-88-89913-92-5).

Indice

Prefazione

Abbreviazioni

Introduzione

I. La liturgia

1. La “mediator Dei”
2. Il Concilio Vaticano II
3. Ermeneutica della continuità
4. Il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI
5. Alcune peculiarità del rito romano tradizionale

II. I libri liturgici

1. Introduzione
2. Ricchezza artistica dei libri liturgici antichi
3. L’origine
4. Descrizione
5. La lingua liturgica

III. I ministri della liturgia

1. L’Antica Legge e i ministri
2. La Nuova Legge e il sacerdozio
3. Gli Ordini sacri
4. Gli Ordini minori
5. Gli Ordini maggiori
6. Il Papa, suo potere e ministero
7. Altri uffici e dignità ecclesiastiche
8. Uffici e titoli sacerdotali
9. Gli Istituti di vita consacrata
10. I chierichetti
11. I christifideles laici
12. Le diaconesse

IV. Abiti, paramenti sacri e colori liturgici

1. Abiti e paramenti sacri
2. I Colori liturgici

V. La Chiesa

1. Introduzione
2. La preghiera “ad Orientem”

VI. Canto e musica sacra

1. Introduzione
2. Ministero liturgico del musicista
3. Magistero sulla musica sacra
4. Norme pratiche per le celebrazioni secondo il Messale del 1962
5. Libri di canto
6. Organo e altri strumenti musicali

VII. L’anno liturgico

VIII. La S. Messa

1. La S. Messa vissuta

IX. Il Vespro solenne

X. Servizio della Messa

parte prima: APPARATO LITURGICO: NOZIONI ESSENZIALI

I – IL PRESBITERIO IN GENERALE
II – L’ALTARE
III – LA CREDENZA
IV – ALTRI ELEMENTI
V – LA SACRESTIA

parte seconda: CERIMONIE IN GENERALE

I – MESSA IN CANTO E MESSA LETTA
II – CERIMONIE COMUNI DELLA MESSA

parte terza: CERIMONIE IN PARTICOLARE

I – MESSA LETTA SERVITA DA UN SOLO MINISTRANTE
II – MESSA LETTA SERVITA DA DUE MINISTRANTI
III – MESSA CANTATA
IV – PARTICOLARITÀ DI ALCUNE MESSE
V – BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Postfazione

BIBLIOGRAFIA

Dalla Prefazione del Card. Castrillon Hoyos


[...] Saluto, perciò, con favore la pubblicazione di un’introduzione al rito antico, che ne illustra in maniera sintetica e competente le peculiarità, con particolare riferimento al tema “arte sacra e liturgia” e al servizio del serviente, o ministrante, nella Messa cantata e letta, affinché chi desidera svolgere questa funzione trovi tutte le prescrizioni necessarie.
Darío Card. Castrillón Hoyos

Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei

Dalla Postfazione


[...] Che Iddio ricompensi abbondantemente il Santo Padre Benedetto XVI per la liberalizzazione di questo venerando Rito, che è, senza dubbio alcuno, il più eletto dei doni ch’Egli avrebbe potuto elargire alla Chiesa.
Iddio benedica altresì l’apprezzabile iniziativa degli autori di questo libro remunerandoli con la copiosità delle Sue grazie: si tratta, invero, di un lavoro svolto per la gloria Sua e la salvezza delle anime. Amen.


P. Konrad zu Löwenstein

Sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pietro e Cappellano della Chiesa di San Simeon Piccolo a Venezia

martedì 23 settembre 2008

Dicono di noi...

Più cultura liturgica, meno polemiche. Vaticano II nella tradizione

di Bruno Volpe

(Lunedì 22 Settembre 2008)

Introibo ad altare Dei: ecco il titolo del libro scritto da Raimondo Mameli assieme a Elvis Cuneo e Daniele Di Sorco, per i tipi della editrice Fede & Cultura. Il libro sarà in vendita a fine ottobre ed avrà la introduzione del cardinale Dario Castrillon Hoyos e la post fazione del reverendo Konrad zu Löwenstein, della cappellania veneziana. [...] Introibo ad altare Dei, un bel libro da leggere ed utile strumento per comprendere il rito romano antico. Complimenti.

***
La Messa Tradizionale: il più eletto dei doni elargito alla Chiesa

di Luca Tessore

Il recente volume “Introibo ad altare Dei”, edito da Fede & Cultura, e scritto da Elvis Cuneo, Raimondo Mameli e Daniele Di Sorco, acquistabile in anteprima nel sito dell’editore, sta riscuotendo un notevole interesse in Italia e all’Estero. Oltre al parere positivo di due importanti uomini di Chiesa come il Card. Dario Castrillon Hoyos, che ne ha realizzato la prefazione, e di padre Konrad zu Loewenstein, che ha scritto una bella postfazione, diversi liturgisti che hanno letto in anteprima le bozze hanno espresso il loro apprezzamento, tant’è che anche in Spagna, in Polonia e in Svizzera si parla di quello che si annuncia come uno straordinario successo editoriale e già son in cantiere delle traduzioni. Questo libro sarà un valido sussidio per sacerdoti e seminaristi del XXI secolo, per i quali, secondo la volontà del Papa, è necessaria una familiarità e apertura ai riti tradizionali della sacra liturgia. Secondo l'esplicita volontà del Sommo Pontefice, qualsiasi sacerdote può celebrare, senza più richiedere alcuna autorizzazione, secondo il rito tradizionale (detto anche “gregoriano”); ad essi, ma anche a coloro i quali desiderino partecipare alla S. Messa gregoriana come servienti o fedeli, vengono incontro i nostri autori pubblicando il primo trattato di liturgia edito in lingua italiana dopo il Concilio Vaticano II, secondo la forma straordinaria del rito romano.
Quali sono gli argomenti trattati dai nostri tre giovani liturgisti? Nella prima parte si parla in maniera previa del concetto di liturgia, alla luce della “Mediator Dei” di Pio XII e del magistero del Concilio Vaticano II, nell’ottica della benedettiana ermeneutica della continuità.
Vengono passate in rassegna le peculiarità del rito romano tradizionale: i libri liturgici; la lingua liturgica; i ministri del culto; i vari ordini; altri uffici e dignità ecclesiastiche, uffici e titoli sacerdotali, istituti di vita consacrata; i chierichetti; i christifideles laici; le diaconesse; abiti, paramenti sacri e colori liturgici; colori liturgici; edifici di culto; la preghiera “ad Orientem”; canto e musica sacra; anno liturgico; cerimonie della S. Messa letta e cantata.
Scrive nella sua postfazione il padre Loewenstein: “Che Iddio ricompensi abbondantemente il Santo Padre Benedetto XVI per la liberalizzazione di questo venerando Rito, che è, senza dubbio alcuno, il più eletto dei doni ch’Egli avrebbe potuto elargire alla Chiesa. Iddio benedica altresì l’apprezzabile iniziativa degli autori di questo libro remunerandoli con la copiosità delle Sue grazie: si tratta, invero, di un lavoro svolto per la gloria Sua e la salvezza delle anime”.

Fonte: http://www.pontifex.roma.it/index.php/news/29-news/422-la-messa-tradizionale-il-piu-eletto-dei-doni-elargito-alla-chiesa

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A new Manual (Introíbo ad Altáre Dei: Il Servizio all'Altare nella Liturgia Romana Tradizionale) for those who want to learn about or deepen their knowledge of the traditional Mass will be released very soon.

This volume (in Italian) was written by three young men who have found spiritual help and guidance and liturgical treasures in the Mass as handed down in its immemorial form.

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La página “Pontifex” (http://www.pontifex.roma.it/) informa de la próxima aparición en Italia del libro “Introibo ad altare Dei”, publicado por “Fede e Cultura” (Fe y Cultura), y prologado por el cardenal Castrillón Hoyos. Sus autores son Raimondo Mameli, Elvis Cuneo y Daniele Di Sorco. “Pontifex” habla con Raimondo Mameli, de treinta y un años, y a punto de entrar en el seminario. Mameli defiende la necesidad de una mayor cultura litúrgica y añade sobre el propósito del libro: “Mostrar, dentro de nuestras posibilidades, a los sacerdotes y acólitos el verdadero sacrificio de la santa Misa. Que sea celebrada dignamente, y sin polémicas inútiles. Pienso que las luchas entre los defensores del viejo y del nuevo rito no sirven de nada, y no llevan a ninguna parte. El rito antiguo no se contrapone al nuevo, ni el nuevo es enemigo del antiguo, ambos pueden coexistir y cada cuál es libre de escoger el que mejor se adapte a su sensibilidad. Creo que, tanto por parte de los defensores del nuevo, como del antiguo, se adopta a menudo un tono excesivamente acalorado. El Papa lo ha dicho claro, en la Iglesia existe espacio para todos”. En la fotografía superior un joven Joseph Ratzinger rezando las oraciones introductorias en una de sus primeras misas: “Et introibo ad altare Dei…”.
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W październiku br. we włoskim wydawnictwie Fede & Cultura ukaże się książka pt. "Introibo ad altare Dei. Il servizio all'altare nella liturgia tradizionale" - "Służba przy ołtarzu w tradycyjnej liturgii". Jak informuje wydawnictwo będzie to klasyczny podręcznik do nauki ministrantury. Jego autorami są Elvis Cuneo, Daniele di Sorco oraz Raimondo Mameli, którzy polecają swoją pracę na własnym blogu.
W przedmowie do książki kard. Dario Castrillon Hoyos pisze, m.in.:"Chciałbym, aby ci, którzy biorą udział w tradycyjnej liturgii nie byli traktowani jako wierni drugiej kategorii, lecz jako część Ludu Bożego, mająca prawo uczestniczenia w Mszy św., którą od wieków karmił się lud chrześcijański i która kształtowała wrażliwość wielu świętych, takich jak np. św. Filip Neri, św. Jan Bosco, św. Teresa z Lisieux, bł. papież Jan XXIII i św. Ojciec Pio".
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(di Bruno Volpe)

Finalmente è disponibile in libreria: Introibo ad Altare Dei, il Servizio all’Altare nella Liturgia Romana Tradizionale. Si tratta di un ottimo, semplice, ma altrettanto efficace vademecum per comprendere la Liturgia della Chiesa, quella di sempre. Gli autori del testo, veri benemeriti della causa liturgica, sono Raimondo Mameli, cagliaritano, Di Sorco, di Livorno ed infine, Elvis Cuneo, di Chiavari, provincia di Genova. Per sottolineare la rilevanza e la dignità del lavoro svolto dai tre autori, si consideri che la prefazione al libro è stata redatta dal Cardinale Colombiano, Dario Castrillon Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, l’organismo vaticano incaricato di occuparsi dell’ interpretazione ed attuazione del Motu Proprio del Papa Benedetto XVI, che il 7 luglio del 2007, ha liberalizzato la Santa Messa secondo i libri liturgici di San Pio V. Il costo del volume, che non deve mancare sulle scrivanie degli addetti ai lavori, ma anche nelle librerie dei fedeli, è di 25 euro e consta di 280 pagine. Chi ha avuto il privilegio di dare un occhio al libro prima della sua presentazione ufficiale in libreria, ne ha apprezzato la serietà, il rigore, la competenza, uniti alla semplicità discorsiva, tipica di chi è padrone dell’argomento.
Il volume sicuramente aiuterà a comprendere e valorizzare come ci sembra giusto, un gioiello della Tradizione della Chiesa cattolica, ovvero la Santa Messa secondo il rito romano antico. Il Motu Proprio del Papa Benedetto XVI che ha liberalizzato la Messa di…sempre, ha rappresentato un autentico regalo a tutta la comunità ecclesiale, atto giustizia e libertà.
Bisogna poi considerare un secondo aspetto, altrettanto essenziale della pubblicazione: coloro i quali criticano, spesso per partito preso, la Messa antica, affermano che ormai è caduta in disuso, non si comprende. Bene: intanto segnaliamo un grave errore dottrinale. La Messa, per sua natura, è mistero, dunque non tutto va compreso.
Poi crediamo sia arrivata l’ora di rivalutare l’uso del latino, linguaggio che sa dare Universalità alla Chiesa, il canto gregoriano e la liturgia intesa come sacrificio, dono, adorazione. Insomma, tutto il contrario di certe scadenti forme di protagonismo ancora presenti e visibili.
Il libro, per altro, è scritto con garbo e stile e non ha alcuna intenzione polemica verso il Novus Ordo, dimostrando con serenità che vecchio e nuovo possono coesistere senza sterili polemiche. Insomma, una bella e nobile fatica che merita il sacrificio della lettura. Per saperne di più: www.fedecultura.com/ .

giovedì 27 marzo 2008

Un degno culto liturgico come servizio ecclesiale

Benedetto XVI, con il motu proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio 2007, ha permesso la celebrazione della Santa Messa, giusta le rubriche del Missale Romanum del 1962, dopo 40 anni di ostacoli e restrizioni, decretando che i riti contenuti nei libri liturgici in uso nel 1962 non sono mai stati abrogati e costituiscono una tesoro appartenente a tutta la Chiesa. Una conoscenza dei libri liturgici tradizionali, infatti, consente un più profondo apprezzamento di quelli attualmente in vigore.Come scrive il Card. Dario Castrillon Hoyos nella prefazione al mio recente volume “Introibo ad altare Dei”, edito da Fede & Cultura, e scritto con i colleghi Raimondo Mameli e Daniele Di Sorco: “I fedeli che desiderano celebrare col rito antico non devono essere considerati di seconda categoria, ma una parte del popolo di Dio a cui si riconosce il diritto di assistere a una Messa che ha nutrito per secoli il popolo cristiano e la sensibilità di molti santi, come San Filippo Neri, San Giovanni Bosco, Santa Teresa di Lisieux, il Beato Giovanni XXIII e il Santo Padre Pio da Pietrelcina”. Questo libro sarà un valido sussidio per sacerdoti e seminaristi del XXI secolo, per i quali, secondo la volontà del Papa, è necessaria una familiarità e apertura ai riti tradizionali della sacra liturgia. Secondo l'esplicita volontà del Sommo Pontefice, qualsiasi sacerdote può celebrare, senza più richiedere alcuna autorizzazione, secondo il rito tradizionale (detto anche “gregoriano”); ad essi, ma anche a coloro i quali desiderino partecipare alla S. Messa gregoriana come servienti o fedeli, vengono incontro i nostri autori pubblicando il primo trattato di liturgia edito in lingua italiana dopo il Concilio Vaticano II, secondo la forma straordinaria del rito romano. Tra le caratteristiche più evidenti del rito tradizionale rispetto a quello riformato: la celebrazione coram Deo, l'uso della lingua latina (ma con la facoltà di proclamare le letture in lingua corrente), e la splendida mistagogia, ricca di secoli di esperienza, delle letture domenicali, che accompagnano il fedele in un cammino pedagogico semplice e nello stesso tempo orientato alla conoscenza di Cristo, vero Dio e vero Uomo. Mi pare che oggi i fedeli siano smarriti: travolti da una valanga di letture e di testi di cui non riescono a cogliere il senso profondo, molto spesso ardui, come le lunghe e difficili letture del Pentateuco, le quali non possono realisticamente essere assimilate durante una funzione liturgica. Uno dei punti sui quali si è molto insistito nel libro è quello della ratzingeriana “ermeneutica della continuità”. Benedetto XVI ha detto: “I problemi della recezione [del Concilio Vaticano II] sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L'una ha causato confusione, l'altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti. Da una parte esiste un'interpretazione che vorrei chiamare 'ermeneutica della discontinuità e della rottura'; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall'altra parte c'è l'“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato […] possiamo oggi con gratitudine volgere il nostro sguardo al Concilio Vaticano II: se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica, esso può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa” (discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2005). Il nostro impegno sia quello tracciato dalle Sacre Scritture: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12, 29-31). Amore da attuare anche attraverso il recupero di un degno culto liturgico, fine principale del libro edito da Fede & Cultura. A conclusione della sua prefazione, così si esprime il Card. Castrillon Hoyos: “Saluto, perciò, con favore la pubblicazione di un’introduzione al rito antico, che ne illustra in maniera sintetica e competente le peculiarità, con particolare riferimento al tema arte sacra e liturgia e al servizio del serviente, o ministrante, nella Messa cantata e letta, affinché chi desidera svolgere questa funzione trovi tutte le prescrizioni necessarie”.

Elvis Cuneo

Fonte: http://www.pontifex.lazio.it/admin/visualizza.asp?id=243

Rassegna stampa

Un libro per la Messa “in latino”

Sarà in edicola in questi giorni. I tre autori sono giovani che si sono conosciuti su Internet: uno di loro è di Chiavari.

CHIAVARI. La “Messa in latino” sta prendendo sempre più campo in Liguria. Arriva così questo nuovo libro dove antico e moderno si fondono. Il risultato è “Introibo ad altare Dei”, che già nel titolo riprende le prime parole dette dal celebrante all’inizio del rito. Il volume, scritto a sei mani da Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco e Raimondo Mameli, approfondisce e rende comprensibile a tutti il significato del servizio all’altare nella liturgia romana tradizionale.

La modernità del progetto editoriale sta nel fatto che gli autori sono studenti tra i 23 e i 31 ami e che vivendo in tre regioni diverse (Liguria, Toscana e Sardegna), si sono conosciuti attraverso internet, frequentando forum cattolici. A muoverli verso la messa in latino non è solo la fede, ma anche il desiderio di dimostrare che il rito romano non è classista e per anziani.

“Introibo ad altare Dei”, stampato dall’editore “Fede & Cultura” di Verona, è arricchito dalla prefazione del cardinale Darío Castrillon Hoyos, presidente della pontificia commissione “Ecclesia Dei”, prefetto emerito della congregazione per il clero, e sarà in libreria in questi giorni di metà novembre.

Nel volume, grazie al contributo di Elvis Cuneo, c’è anche un po’ di Tigullio. Cuneo è nato infatti a Chiavari nel 1982, è cantante, organista e studia filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Appassionato del pensiero di San Tommaso d’Aquino e del neotomismo (il movimento filosofico-teologico contemporaneo che riprende e rivaluta il sistema filosofico di San Tommaso), si occupa di temi religiosi e liturgici con articoli pubblicati su riviste cattoliche e siti internet.

«Il nostro è un manuale che viene in aiuto a coloro che, sacerdoti, seminaristi, ministranti e laici, vogliano introdursi alla forma tradizionale del rito romano – spiega Cuneo –. Il rigore interpretativo, la chiarezza e il riferimento costante alle fonti sono le caratteristiche principali di questo compendio. Benedetto XVI, con il motu proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio dello scorso anno, ha decretato che la liturgia tradizionale, la messa di San Pio V, non è mai stata abrogata e costituisce un tesoro che appartiene a tutta la Chiesa».

Nel volume (280 pagine, 25 euro) si scoprono tutti i segni, simboli e gesti del tesoro liturgico antico nel loro significato arcano e senza tempo.

Per Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco (nato a Livorno nel 1985, studente di lettere moderne all’Università di Pisa) e Raimondo Mameli (nato a Cagliari nel 1977, studente di teologia presso la Pontificia facoltà teologica della Sardegna) questo è il primo libro scritto insieme. La stesura ha richiesto un anno e, nei progetti, c’è presto una presentazione ufficiale presso il “Centro culturale Candiasco” di Casarza Ligure.

Debora Badinelli


Tratto da "Il Secolo XIX" del 16 novembre 2008

Presentazione del libro a Belvedere Ostrense, 24 ottobre 2009

Presentazione del libro a Pisa, 12 dicembre 2008

Introibo Ad Altare Dei - Il Servizio All'Altare Nella Liturgia Tradizionale